Ho letto che …

“Metti in tasca la grafite”

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Es. di vernice a base di grafite

Che la grafite (sì, proprio quella che c’è dentro le comuni matite!) sia stata da tempo impiegata come base di moltissimi prodotti “schermanti” (ad esempio: pitture murali) contro le onde elettromagnetiche era piuttosto noto. D’altro canto sono piuttosto diffusi e reperibili in rete studi, anche accademici, sulle proprietà elettroconduttive e protettive di questa particolare forma di carbonio (*).

Sono comunque rimasto un po’ stupito (e, non vi nascondo, anche un po’ perplesso) per l’articolo pubblicato dal ‘Corriere della Sera.it‘, il 10 febbraio 1997, a firma di Angelo De Micheli e dal titolo: “Col telefonino metti in tasca anche un po’ di grafite“, nel quale viene riportato il consiglio del Professor Maurizio Ricciardi, fisiologo dell’Univertità di Roma Tor Vergata, che spiega: “Basta una normale provetta di vetro, che bisogna riempire per tre quarti, temperando una mina di matita” per eliminare possibili effetti nocivi delle emissioni elettromagnetiche derivanti dalle più comuni fonti domestiche e non (cellulari, forni a microonde, televisori, ecc.). La provetta andrebbe tenuta in tasca, possibilmente a contatto con la pelle e, a fine giornata, “scaricata” lasciandola a contatto di tubature, termosifoni o altro collegati “a terra”.

Conclude l’articolo la frase del Prof. Riccardi: “Abbiamo notato che molte cefalee, astenie e depressioni migliorano dopo pochi giorni se il paziente tiene con se’ la grafite“.

Al che, dopo la lettura, ho deciso anch’io di provare. Quantomeno nella realizzazione tecnica della cosa. Ho anche cercato, se possibile, di migliorare il progetto introducendo una piccola antenna “ad elica”, accordata su una frequenza centrale di circa 1.6-1.8 GHz e annegata all’interno della polvere di grafite, e di un apposito contatto esterno per la messa “a massa” delle cariche elettriche accumulate.

Ecco il risultato del mio lavoro. IMG_0138

Per spiegazioni ed immagini dettagliate, cliccare sul link

A voler essere sinceri le proprietà della polvere di grafite come “schermante” (se applicata su una superfice, con adeguato supporto legante) sono più che verificabili sperimentalmente mediante idonei strumenti di misura (quantità di segnale con o senza schermatura). Circa le possibili proprietà, proprie delle molecole di grafite, di assorbire “in uno spazio limitato” (la provetta di vetro) l’energia elettromagnetica altrimenti destinata a colpire un’area più vasta o un organismo vivente di una certa dimensione (il corpo umano), un po’ come farebbe un parafulmine e deviando su di sé l’energia altrimenti dispersa … sicuramente è desumibile solamente per le evidenze indirette sui soggetti interessati (come del resto cita il Prof. Riccardi in merito al miglioramento rilevato nei pazienti).

La scienza “ufficiale” sicuramente richiederebbe delle sperimentazioni più vaste e “controllate” da sistemi a “doppio cieco”. Come appassionato di discipline “olistiche” e, in particolare, di alcune tecniche naturopatiche, posso azzardarmi ad ipotizzare effetti ed implicazioni di ben altra natura e modalità di intervento, molto simili alle modalità di interazione, sull’interno equilibrio dell’organismo, indotte – ad esempio – dalle tesi proposte dalla cristalloterapia (e ipotizzate da moltissimi anni anche da illustri personaggi come, solo per citarne uno, S. Hildegarda di Bingen).

E’ pur vero che recenti studi scientifici, resi possibili dalle verifiche sperimentali con i grandi acceleratori di particelle o strumentazioni come la tomografia ad emissione di positroni (PET), stanno valutando gli effetti quantistici di certi materiali sull’orientamento del moto di “spin” degli elettroni delle cellule viventi, da levogiro a destrogiro. La tesi di molti scienziati (**), medici e/o centri di ricerca, sarebbe quella che le onde elettromagnetiche, anche a bassa intensità, influenzerebbero negativamente l’equilibrio omeostatico delle cellule esposte, alterando il naturale orientamento dello “spin” elettronico. Taluni materiali, prodotti artificialmente (ma, secondo il sottoscritto, anche di origine naturale, come ad esempio il fullerene***), sarebbero in grado di indurre il riequilibrio del naturale moto assiale (spin) degli elettroni, evitando alle cellule di ammalarsi.

Ancora una volta trovo illuminante, in assenza di altre prove, la frase che Shakespeare, fa dire ad Amleto: “Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia“.

 

 

(*) “The Shielding of Inbound Radiofrequency Electromagnetic Fields at Workplaces“, Tarmo Koppel, Tallinn University of Technology, Mikko Ahonen, University of Tampere; “Polymer-Graphene Nanocomposites: Preparation, Characterization, Properties, and Applications“, Kuldeep Singh, Anil Ohlan and S.K. Dhawan; “Electromagnetic Wave Absorbing Properties of amorphous carbon nanotubes“, Tingkai Zhao, Cuilin Hou e altri; “Microwave Absorption Properties of Flake Graphite and Carbonyl-iron Particles filled Aliphatic Polyurethane Resin“, Xinwei Ji, Ming Lu, Feng Ye, Qian Zhou; “Electromagnetic wave shielding and microwave absorbing properties of hybrid epoxy resin/foliated graphite nanocomposites”, Omar A. Al-Hartomy.

(**) “Tecnologia Quantistica“, Nicola Limardo, Anima Edizioni; “La radioattività naturale ed i campi elettromagnetici artificiali: sistemi di protezione” (tesi di laurea), Elisabetta Galli.

(***) “Response of Carbon Fullerene Clusters to Electromagnetic Fields“, D. Tomanek; “Shungite – Protection, Healing and detoxification“, Regina Martino

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“L’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) si esprime sulle EMF”

L’OMS ha adottato la classificazione dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) del campo elettromagnetico a frequenza estremamente bassa (ELF EMF) nel 2002 e della radiazione a radiofrequenza (RFR) nel 2011. Questa classificazione dichiara che le EMF sono un possibile cancerogeno umano (Gruppo 2B).

Vedi documento originale:  IARC_208

EMF World Health Organization WiFi Cancer

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